Monzascacchi - c/o Target Club Viale Valassina 86, Lissone email: scacchimonza@gmail.com
 

Non amo le foto. Non amo scattarle, almeno. Non mi piace quella roba dell'aspetta, mettiti in posa, fammi un sorriso. Mi piace guardarle, in genere. In particolare, guardare foto che non ci sono, ma che, almeno per un po', si fissano nella testa. E raccontano storie. Tenere, tristi, allegre, di solito piccole. Il sorriso della piccola Brunello, con la faccia da peste, che ha davvero l'aria di divertirsi. Ne ho già viste facce così. Ricordo ancora, tanto tempo fa, Davide Sgnaolin, bambino, alzarsi in piedi quando doveva promuovere a donna, e farti un sorriso, quando lo faceva. Dove sia Davide non lo so, spero stia bene, spero non abbia smesso. Di sorridere, naturalmente. E di giocare. Poi un giocatore, non so chi sia, che di sera, quando tutti sono via, e nel palasport ci sono solo quei pochissimi che lavorano al bollettino, ritorna. E vaga tra i tavoli. E cerca il suo. E riguarda una casella. Un pezzo. Poi si allontana e ritorna ancora, e riguarda quella casella, quel pezzo. Infine se ne va. Oppure un giocatore del magistrale, oggi. Che arriva in sala con la macchina fotografica. E quando inizia il turno non si siede. Ma approfitta della situazione. E scatta. Foto delle persone che fanno il suo stesso torneo. O le tante persone, accompagnatori soprattutto, mogli, mariti, padri di giocatori, che sono venute a chiedermi il bollettino. Dicendomi che il loro figlio, marito, amico li raccoglie, e studia le partite. E che si fermano a leggerlo, per cercare, almeno un po', di condividere questa cosa, così difficile da capire. Ancora, il silenzio all'inizio del primo turno. Di un torneo così. Le prime mosse, quando tutto è ancora possibile. Quando ancora tutti i sogni hanno diritto di cittadinanza. Quei primi minuti. In cui non si alza nessuno. In cui davvero tutti, tutta una sala, centinaia di persone, condividono gli stessi sentimenti. Queste per ora. E la più bella, che alla fine ho scattato e che metterò nel bollettino. Un giocatore che tiene in braccio il suo bambino, che si siede dove siederà lui nel pomeriggio. E che lascia che suo figlio con gli scacchi ci giochi. A modo suo, tirandoli, prendendoli in mano, facendoli rotolare. Per dirgli una cosa importante. Che giocare è bello.

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