si parlava ieri. La mia, da qualche giorno a questa parte, piacerà all’eslong e all’Imperatore. La mia è imparare a memoria un nome. Il nome è quello di uno studentello del mio istitutino. Che recita, lo dico a memoria, no, non ci riesco, copio incollo: JAYAWICKRAMA GUNAWARDANA VIMUKTHI YAHAMPATH. Giuro. Di dove sia mica lo so. Secondo me nemmeno tanto lui. Io credo di Sondrio o limitrofi. Niente, ieri ero riuscito a ricordare JAYAWICKRAMA GUNAWARDANA, aggiungendoci bidibibodibibu, e cantandolo sulla nota musichetta disneyana. Perché questa sfida? Primo: penso faccia davvero bene alla memoria. Ho un lontanissimo ricordo, di un vecchissimo articolo su repubblica di quando Kasparov era giovincello e imberbe. E diceva che il Garry frequentava un corso. Che in trenta secondi doveva memorizzare tipo una decina di parole così. Mica lo so se è vero. Infatti non è che sia questo il vero motivo. Il vero motivo è il secondo. Secondo: perché ho una curiosità incredibile e insaziabile, nel senso che mai riuscirò a soddisfarla. Che è quella di sapere che effetto fa a lui, che quella vagonata di nomi se la porta dietro dalla nascita, il nome Mario Rossi. O Luca Re. È come l’altra curiosità che mi assilla da sempre. Altrettanto certo che mai la soddisferò. Perché sapete, ormai la scuola italiana pullula di dislessici. Ah, ai miei tempi si diceva asini, altro che, e c’erano anche le mezze stagioni. E se uno non leggeva giù cinghiate, altro che dislessico. Chiusa parentesi. Pullula di dislessici dicevo. E fin qui pace. Io credo di avercele un po’ tutte, ma dislessico sinceramente no. Però poi, i certificatori, mica troppo contenti, se ne sono inventate anche altre. Tipo disgrafico. Questa celo. E ok, chisseneimporta. Ma poi anche discalculico. Che già a dirla sembra una parolaccia. Cosa hai detto? Discalcosa? Discalculo! Sembra un’invettiva romana: a discalculo, viè che te do un cd, e via così. Ma al di là del nome (la vera rosa è il suo nome, noi non abbiamo che nomi) c’è il dubbio. Cosa vuol dire? Che non sai fare i calcoli? Che significa? Tu mi dai da fare una somma, una sottrazione e io posso sbagliarla. Mica sono discalculico. La volta dopo a dio piacendo la faccio giusta. Allora uno è discalculico a tratti? Oppure si fa a percentuale? La sbagli cinque volte su dieci, sei discalculico. La sbagli sei su dieci, sei scemo. Boh. No, mica sprecheranno termini e nomi per robe così. Anche perché magari tanti di voi hanno avuto problemi a fare i conticini. Poi vabbé, uno ci si mette un attimo e li fa. A dire il vero io, che fin da piccolino ero bravino a fare le operazioni (poi ho disimparato man mano che facevo matematica, è vero, è stata dura ma ce l’ho fatta) a dire il vero io sono un po’ dissottrazionico. Non la sapete? La saprete. Cioè a me le sottrazioni mi hanno sempre un pochino dato più fastidio delle altre tre operazioni. Quella roba lì che la decina le presta alle unità, insomma, non mi viene proprio naturale. Tanto che – lo posso confessare, non l’ho mai detto a nessuno in tanti anni ora so di potermi fidare di voi – quando mi davano da fare una sottrazione io, che invece con le somme me la cavicchiavo mica poco facevo una stima a occhio del possibile risultato. E poi sommavo. Oh, l’ho detto. Erano tanti anni che me la portavo dentro. Non andatelo a dire al mio maestro delle elementari, quello mi viene a prendere mi fa fare di nuovo l’esame. A cinghiate. E se mi dichiaro discalculico le conta lui per me. Grazie. Ma perché vi parlo di tutto ciò? Ah, sì, devo arrivare al dunque. Al discalculico e al mio dubbio. Insomma, son tutte balle. Uno discalculico non è uno che sbaglia un conto. È uno per cui un conto non ha senso. Non può nemmeno essere uno per cui 2+2 fa 5. E sempre 5. Quello non è discalculico. È solo diversamente calculico. Magari anche più bravo di altri. No, un discalculico deve essere uno per cui 2+2, come Mario Rossi per il simpatico Vimu (abbiamo stipulato un patto per cui così lo si chiama) sì, sembra anche facile, ma proprio non vuol dire niente. Non suona. Ed ecco la curiosità. Ed ecco perché spero di incontrare un giorno un discalculico. Per davvero. Per cercare di capire secondo lui cosa potrebbero fare insieme 2 e 2. È un mondo ed è un mondo incredibile e affascinante. Se avete letto il famoso racconto di Oliver Sacks sui gemelli starete da mezz’ora dicendo che quelli sono discalculici. Veri. Ma ci sono ancora? E dove sono? Sicuro non qui. Oh, fine. Punto a capo, mica vi posso tenere le ore a parlare di Gunawartana o come cavolo. Avete sentito il terremoto? Io no. Assolutamente. Zero. Se pure l’avessi sentito nulla sarebbe stato rispetto a un normale cambio dell’ora nel mio istitutino. Ecco perché ho deciso di fare stare tutti dentro. In classe. Poi, casualmente, sono scivolato su una vespa. E fuggito lontano. E non mi parlate di biscaggine, che sono dismarinaro. No, scherzi a parte è stato anche divertente. Domani spero in un’inondazione. La gran parte degli abitanti del popoloso deserto che tutti sapete ritiene che la causa della scossa di oggi sia il fatto che ho indossato maglioncino color viola. Porta sfiga, lo si sa bene. Domani sono indeciso. Magari però lo rimetto. Quello disgustoso a righe, grigio, rosso, arancio, nero, qualunque cosa che qualche volta ho sfoggiato invece me lo tengo nell’armadio. Poi andrà in valigia. Poi andrà ad Imperia…

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