da un milione di dollari, si diceva una volta. Leggo su ihs, non cito altro, per carità, di possibile risultato di possibile sfida Kasparov Fischer. Ovviamente nel miglior momento di ciascuno. Qualcuno abbocca e dice la sua. A me frega poco. Però impossibile evitare altre domande. Altrettanto prive di risposte. Tipo quale sia il momento topico di Carmen, come mi chiede via sms il Tigre, che ha deciso di assistere all’opera del Bizet. Boh, non facile. Direi romanza del fiore, prima aria di Micaela, scena di seduzione con suono della ritirata, e tutta la scena finale, in cui la semplice metafora sulla corrida è palpabile. Dice, sempre il Tigre, di avere già assistito a messa in scena della medesima opera con risvolti osè. Facile. Si presta. Giusto per divagare devo dirvi che la cosa più osé (a dire il vero più misteriosamente/inutilmente osè) che mi sia capitato di vedere (Netrebko a parte, ma lì è un difficile capitolo, consiglio ricerca su gugle di ilcorrieredellagrisi tutto attaccato) è un fuoco di gioia da Muti. In cui tre procaci e avvenenti ballerine sostanzialmente violentano un misterioso (nel senso che proprio non si sa chi sia) ragazzetto. Boh. Va di moda. Ho visto un dongiovanni che sembrava una sfilata di lingerie (edizione di Salisburgo di qualche anno fa), e del nudo della prima scaligera avrete tutti sentito dire. Riboh. Pagine sensuali certo ce ne sono, proprio tante. Proprio per voler fare i brontoloni segnalo – sempre dal Don Giovanni – l’aria vedrai carino, in cui Zerlina propone a Masetto una cura miracolosa per le botte che Don Giovanni gli ha dato. Una cura che non dà disgusto e che lo speziale non ti può dar. Ma dicevo che ero a fare il brontolone. Perché ancora mi chiedo, ed è passato più di un mese, perché cavolo mai nell’ultima messinscena scaligera, la Zerlina, quando in modo inequivocabile dice sentilo battere sentilo battere toccami qua porti le mani del maritino sul fondoschiena. Giuro. Si dice scelta registica, evidentemente. Ahò, me la spieghi? Direbbe qualcuno. Io mica l’ho capita. Però dobbiamo tornare indietro, riavvolgere il filo delle digressioni, quasi del tutto, e tornare alle domande. Tipo ma Monna Bianca era una troia? (Avrete capito che la rediviva striscia di oggi si aggira per territori hard). Mi è capitato di chiederlo, nei corridoi del popoloso deserto che frequento. Risposta affermativa. Io di dubbi ne ho. Shakespeare anche. Verdi no, ma non gliene fregava più di tanto. Se proprio proprio dovessi rispondere direi no. Ma insomma non è proprio cosa che mi tolga il sonno. Punto. Ritorno a capo. Le sfide. Quella tra Sonny Rollins e John Coltrane in tenor madness (il primo straccia il secondo). Quella mai successa, che tutti sanno, tra Miles e Jimi, causa prematura misteriosa morte del secondo. Quella che a dire il vero io pagherei per vedere è tra l’Olanda di Cruijff del 74 e i San Francisco 49ers di Joe Montana. A cosa non so. Ma il cosa non è importante. Entrambi giocavano non al loro sport. Non a calcio non a football. Giocavano in paradiso. Giocavano senza che si percepisse attrito. Nell’aria. In seconda istanza l’Olimpia di Dan Peterson contro l’Italvolley di Velasco. Al contrario due squadre che dall’attrito traevano la loro forza irresistibile. E ancora, e cifre a sei zeri, Pantani contro… sé stesso. Pantani che balla sui pedali, che butta la bandana. E chi cazzo se ne frega fosse droga. Era Forza.
Già, la forza, anzi la Forza. Che sia questa la vera domanda che il sonno toglie?